- SSI CPR - React Right (Dec 2014)
- SSI Stress & Rescue (Dec 2014)
- SSI Wreck (Nov 2013)
- SSI Advanced Open Water Diver (Aug 2011)
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This number is added to the total number of dives logged in Diveboard (public+private) for the stat "Total number of dives". - Dives published:44
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Italy - Deepest Dive:
40.2m in Gozo Island, Malta - Longest Dive:
75 min in Malta Island, Malta - Pictures in logbook:249
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2013-07-21 Italy I. Piana - I. dei Meli - I. San Pietro - Sardegna
Eurobulker Iv WreckAppuntamento alle ore 17:00 al diving. Quando io e Stefy arriviamo c'erano già Tiziana e Martina. Subito dopo arrivano Gimmy, Fabio, Federico, Carlo (un turista, docente di matematica) ed infine Giorgio. Anche se fa molto caldo, iniziamo ugualmente la vestizione. Rispetto alla volta precedente ho portato un reel ed un nuovo coltello da posizionare nella parte interna della gamba. Inoltre, con Stefy ho acquistato una sacca termica dove porre gli indumenti asciutti e trasportarli in barca. Intorno alle 18:00 salpiamo e ci dirigiamo verso Portoscuso, percorrendo il canale segnalato dalle nuove boe luminose che Fabio ha posizionato i giorni scorsi. Arrivati sul punto (che sta tra l'isola Piana e Capo Altano)iniziamo l'immersione. Tiziana e Martina restano in barca. Sul fondo la visibilità è di circa 10/15m., perché a quest'ora l'inclinazione dei raggi solari non permette una trasparenza maggiore. Dopo circa 25 min. raggiungiamo un piccolo varco su un lato della murata dello scafo ed iniziamo a penetrare uno alla volta all'interno del relitto. Stefy entra prima di me e, superata l'imboccatura, si arresta subito, perché la visibilità è nulla a causa delle sospensioni sollevate da qualche furbo che ci ha preceduto. Dopo qualche istante entro anch'io, lasciandomi Federico alle spalle. Però a mia volta devo bloccarmi in quanto Stefy ha potuto procedere solo di qualche metro ed è ferma davanti a me. Il posto è abbastanza stretto per fare qualsiasi manovra, quindi, mi volto per avvertire Fede di attendere. Poco più avanti di Stefy, sul lato sinistro del tunnel, noto una persona che punta la luce della torcia verso di noi (anziché verso il fondo) e penso stia li per indicarci il percorso da seguire. Non appena Stefy inizia a muoversi, attendo ancora qualche istante ed inizio anche io a procedere. Supero questa persona (poi scopriremo che era Carlo rimasto impigliato in quel punto), e procedo alla mia destra, verso un'apertura che volge verso l'alto. Si tratta di una grossa condotta tubolare in acciaio, lunga circa 2m. Tento di procedere aggrappandomi con le mani, per non contribuire a sollevare ulteriormente sospensioni. Quando esco da questo tunnel mi ritrovo con la muta totalmente Sporca di sedimento marrone. Penso, inoltre, che rispetto alla precedente visita al relitto, questa volta Fabio abbia scelto di passare in un punto impervio e meno suggestivo, soprattutto con persone che forse non avevano mai fatto relitti. La scorsa volta invece, ricordo di aver attraversato internamente lo scafo longitudinalmente per circa 25/30 m., in spazi molto più agevoli. Poi, ad immersione conclusa, scopro che Fabio, insieme a Gigi, aveva fatto lo stesso percorso della volta scorsa ma a ritroso, cioè, passando dall'uscita verso l'entrata ed era convinto che anche noi lo stessimo seguendo. Poi, uscendo dal relitto e non vedendoci al suo seguito, era rientrato alla nostra ricerca. Invece noi eravamo entrati sempre nel medesimo punto ma poi, considerando l'intralciare di Carlo, avevamo obbligatoriamente scelto una direzione alternativa. L'immersione prosegue sul ponte all'esterno dello scafo, dove son presenti ancora i corrimano e diversi boccaporti. Poi passiamo sopra quello che resta delle cabine, dove sono visibili ancora gli oblò ed i corridoi. Sempre esternamente sono visibili grosse e lunghe tubature. Volgendo lo sguardo su alcune aperture, si notano alcune scale di metallo che scendono verso la stiva. Tutta la lamiera è ormai ricoperta dalla vegetazione con colori che vanno dal verde al marrone. Il relitto è circondato da banchi di posidonia. Come fauna troviamo un grosso scorfano, una murena in tana e branchi di salpe. Dopo 51min., trascorro il tempo della sosta di sicurezza a perlustrare alcune rocce. - Compagni di immersione: Fabio(guida), Federico, Gigi, Giorgio (AdvReef), Gimmy, Carlo - Distanza punto d'imbarco: 20 km. - Tempo di navigazione: 28 min. - Condizioni del mare: calmo - Condizioni meteo: sereno (leggera foschia) - Vento: levante leggero - Corrente in superficie: leggera da nord-ovest - Corrente in immersione: leggera da nord-ovest - Rif. visivi: 1mg. NE Isola Piana (Secca Grande) - Problemi riscontrati: nessuno
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2013-09-12 Malta Malta Island
Um El Faroud WreckSono arrivato al diving alle 8:45 - Mentre sto parcheggiando noto David che, insieme agli altri sub, sta caricando le ceste con l’attrezzatura e le bombole dentro il cassone di un vecchio pick up Suzuki. Vado velocemente al diving a recuperare la mia cesta e la muta ed incrocio Walter che mi dice di non preoccuparmi per le bombole in quanto sono già state tutte caricate nel furgoncino. In tutto siamo in otto e sul furgoncino ci stanno solo cinque persone, quindi David chiede se qualcuno di noi può seguirlo con la propria auto. Io non mi sono voluto proporre, perché volevo evitare di stressarmi guidando a sinistra tra le strette strade maltesi, considerando anche il rischio di perdere di vista David. Quindi salgo sul furgoncino insieme a Massimiliano, Walter ed un altro turista, mentre Alberto insieme alla moglie Bibiana ed Isabelle ci seguiranno con un'altra auto. Dopo circa 50 min. arriviamo a Wied iz-Zurrieq (sul versante meridionale di Malta) e scarichiamo l’attrezzatura in una piazzola che si trova prima della discesa che porta al molo. Da qui si gode un bel panorama, in particolare si vede l’isola di Filfla. Prima di iniziare a prepararci, David ci invita ad affacciarci da un terrazzino per indicarci la posizione stimata del relitto, il punto del molo dove entreremo in acqua ed il tragitto che dovremo percorrere a nuoto prima dell’immersione. Um El Faroud è una petroliera libica di 10mila tonnellate, lunga 110m., costruita in Gran Bretagna dai cantieri Smith Dock Co. Ltd di Middlesbrough nel 1969. E' rimasta in navigazione tra l' Italia e la Libia per il trasporto di carburante fino al 1 febbraio 1995. Durante la notte del 3 febbraio 1995, mentre era ancorata per manutenzione al molo n.3 di La Valletta, ci fu una terribile esplosione nel serbatoio centrale e persero le vita nove operai. Per tre anni è rimasta nella banchina del porto, fino a quando nel 1998 è stata rimorchiata ed affondata, dove giace attualmente, per creare un reef artificiale. La nave è adagiata su un fondale sabbioso di 35 m. Purtroppo, nel 2006 a causa di una violenta tempesta, il relitto si è spezzato in due tronconi, molto vicini tra loro, ma leggermente sfalsati nell’asse. Sistemo la mia attrezzatura sopra una panchina ed inizio a prepararmi. Dopo aver registrato i dati preliminari nel divelog, indosso il gav e, pinne in mano, percorro la ripida discesa che porta al molo sospinto da tutto il peso che ho addosso. Poi, osservo David mentre entra in acqua facendo il passo da gigante, quindi, calzo le pinne, posiziono la maschera sul viso, gonfio il gav, metto l’erogatore in bocca e, mantenendo con una mano la maschera e con l’altra parte dell’attrezzatura, mi sporgo dal molo facendo un grande passo e, senza riunire le gambe, entro in acqua facendo un salto di circa 1m. Sospinto dal gav riemergo subito e mi allontano dal molo per far spazio agli altri che devono ancora tuffarsi. Raggiungo David e, insieme a tutti i compagni, nuotiamo di schiena dirigendoci verso il costone roccioso di fronte noi, in modo da liberare lo spazio davanti al piccolo porticciolo dove c’è un continuo traffico di tipici barconi maltesi carichi di turisti che fanno il tour al Blue Grotto. Nuotiamo lungo la costa per circa 7min. fino a quando David raggiunge il punto previsto per l’immersione. La discesa è graduale e dopo 4min. giungiamo sul lato sinistro della poppa del relitto. Nel frattempo incrociamo un gruppo di sub che sta lasciando la petroliera. Il fondale è sabbioso ed il relitto si trova in posizione verticale. Iniziamo la visita passando tra la grande elica e lo scafo. Io sono il terzo a passare, dopo David ed Isabelle. Poi salgo di qualche metro, raggiungo il ponte e lo attraverso ritornando sul lato sinistro. Penetro nel relitto a una porta posta a mezza nave e, dirigendomi a destra, percorro un lungo corridoio interno dove sono presenti altre aperture che portano ad altri ambienti ed alla grande stiva preposta a stoccare il petrolio. Il corridoio prosegue con una svolta a sinistra, facendomi attraversare sottocoperta la larghezza delle poppa. A metà corridoio noto un’ampia apertura cilindrica che porta al ponte superiore fino ad uscire dal relitto. Proseguo sino alla fine del corridoio che svolta ancora a sinistra, seguendo uno schema speculare di quanto ho visto prima. Il percorso termina con un'ampia porta a destra, in corrispondenza di quella che ho utilizzato sul lato opposto per entrare. All’uscita c’è David che controlla l’arrivo di ciascuno di noi. Ora l’esplorazione è libera, per cui risalgo sul ponte di poppa, dove noto tante valvole posizionate sul pavimento e mi dirigo verso una scaletta che porta al ponte coperto di sinistra. Controllo il computer e noto che rimane poco tempo per restare in curva di sicurezza, quindi esco dal relitto e raggiungo David che attende anche gli altri qualche metro sopra di me. Iniziamo la risalita dirigendoci verso il vicino reef, costeggiando la parete alla nostra sinistra, fino a rientrare dentro il piccolo porticciolo. Qui effettuiamo la sosta di sicurezza per poi riemergere al molo dove sono presenti alcune scalette che aiutano ad uscire dall’acqua. Il rientro alla piazzola non è semplice, perché con tutta l’attrezzatura addosso, per giunta zuppa d’acqua, dobbiamo percorrere una ripida salita. Meno male che dopo le immersioni non si dovrebbero fare sforzi! Finalmente arriviamo alla piazzola e possiamo toglierci il gav, spogliarci e rilassarci! - Compagni di immersione: David (guida), Isabelle, Massimiliano, Valter, Bibiana, Alberto, + 1 turista francese - Distanza punto d'imbarco: 800 m. dal molo - Tempo di navigazione: 7 min. a nuoto - Condizioni del mare: quasi calmo - Condizioni meteo: sereno - Vento: assente - Corrente in superficie: leggera - Corrente in immersione: assente - Rif. visivi: 70m.a 68° dal molo di Wied Iz-Zurrieq - Problemi riscontrati: nessuno
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2013-07-21 Italy Isola Piana (Isola San Pietro - Sardegna)
Isola Piana: MoloDopo l'immersione all' Eurobulker, ci dirigiamo all'Isola Piana. Questa è un isola privata e possono accedervi solo i proprietari delle case (ci sono circa 200 villette). Pertanto, se non si hanno contatti con qualcuno del posto, è impossibile poterla visitare o, anche, solo approdare. Fabio, avendo eseguito lavori nel porticciolo turistico, ha potuto chiedere il permesso di sbarcare per farci visitare l'isola. Non avevamo ancora terminato di ormeggiare la barca, quando ecco arrivare due guardiani a bordo di un'auto elettrica che, rivolgendosi a Fabio in dialetto tabarchino, chiedono con quale autorizzazione stessimo sbarcando (avrebbero fatto meglio a passare prima in segreteria ed informarsi del nostro arrivo). Questi due soggetti, noncuranti della nostra presenza, così come sono arrivati, vanno via senza salutare, lasciando a noi tutti un concetto non altissimo del genere di persone che potremo incrociare in questo posto. Detto fatto! Giunti al porto, mentre Fabio ci spiegava la storia dell'isola e dei marchesi di Villamarina (proprietari di questa terra dal XVIII sec.), appena accenniamo a scattare qualche foto, la gente del posto inizia subito a lamentarsi per questa nostra intrusione. Continuiamo a seguire il nostro cicerone lungo la banchina del porto, mentre ci illustra metodi e luoghi dove veniva conservato il tonno pescato dai vecchi tonnarotti (sull'isola esisteva una delle maggiori imprese di pesca del tonno di quel periodo). Sul lato destro del porto, quasi alla fine di antichi scivoli a mare, troviamo una torretta all'interno della quale c'è una scala a chiocciola che ci porta (salendo una decina di metri) su una stradina che si inoltra lungo un sentiero ricco di vegetazione e riparato da pini. Proseguiamo ad inoltrarci tra le palme fino a giungere su un altura dove spicca una costruzione circolare con dei gradini che conducono su una terrazza (la struttura è mal conservata e sporca). La cosa spettacolare di questo posto è che gode di una magnifica vista che domina l'isola di Carloforte, l'Isola dei Ratti, Calasetta, Portoscuso e l'infinito mare. Restiamo tutti assorti in un magico momento, ammaliati dall'incantevole e romantico tramonto sul mare. Dopo circa un 1:30 di giro turistico, rientriamo verso la barca per preparaci alla notturna. Indossare la muta bagnata a quest'ora non è poi così gradevole! La luna sta salendo ed il cielo è ancora colorato dalle luci del tramonto. Caliamo in acqua direttamente dal molo. Ci immergiamo posizionandoci sul fondo in ginocchio, uno accanto all'altro e, al segnale di Fabio, per qualche istante agitiamo in modo circolare le torce accese. Così facendo, con la luce carichiamo placton e fitoplacton che diventano fluorescenti; quindi, spegnendo le torce, diventano visibili ai nostri occhi. Iniziamo l'esplorazione ognuno con il proprio compagno (io e Stefy insieme), costeggiando il molo alla nostra sinistra e procedendo verso l'uscita del porticciolo. Il mare si costella di tante piccole luci delle torce. L'habitat è composto dai grossi massi utilizzati per la costruzione del molo, che creano spaccature dove troviamo gamberi, granchi e piccole murene. Il fondo è ricoperto da banchi di posidonia alternata a spazi di sabbia mista a ciottoli. Ogni tanto troviamo qualche pinna nobilis. Trovo interessante un invertebrato simile alla vacchetta di mare, ma completamente marrone. Ogni tanto spengo la torcia per provare la sensazione di essere avvolto quasi nel buio ed osservare le luci delle torce vicine e lontane. Al rientro ci perdiamo di vista tutti quanti. Io cerco qualche luce che possa identificare la barca, ma la luna è talmente luminosa che sovente si scambia per una lampada che segnala l'uscita. Quando riemergiamo, Stanchi ed affamati, corriamo tutti a mangiare la pizza al ristorante dell'isola! - Compagni di immersione: Fabio (guida), Stefy, Tiziana, Gigi, Giorgio, Gimmy, Carlo - Distanza punto d'imbarco:18 Km. - Tempo di navigazione: 25 min. - Condizioni del mare: calmo - Condizioni meteo: sereno - Vento: assente - Corrente in superficie: assente - Corrente in immersione: assente - Rif. visivi: Molo Isola Piana - Problemi riscontrati: nessuno
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2014-06-27 Italy Nora - Pula - Sardinia
Nora: Submerged CityL'appuntamento è fissato per le 8:45. Dopo una visita turistica tra bar e strutture del porto all'invana ricerca di una toilette, decidiamo di trasportare l' attrezzatura sulla banchina. Nel frattempo arrivano Alessandra e Luca che salgono sul gommone per svuotare l'acqua dalla sentina. Verso le 9:10 arriva Matteo con le bombole e possiamo iniziare a prepararci. Inizio a montare gav ed erogatori su una bombola da 15l, inverto le caramelle per collegare meglio le fruste. Appena apro l'aria l'attacco INT inizia a sfiatare. Faccio notare il problema a Matteo che mi passa direttamente una nuova caramella. Anche il primo stadio di Stefy sfiata e sostituisce l'o-ring. Salpiamo alle 9:35 ed arriviamo sul punto alle 9:50. Attracchiamo al centro di una insenatura a circa 500m. dagli agli scavi archeologici di Nora. Il mare è calmo e non c'è vento. Mentre ci prepariamo per il tuffo, Matteo fa il briefing spiegando che il porto di Nora, essendo disposto su due versanti, comprendeva più moli che venivano utilizzati in relazione alle condizioni del mare. Il nostro gommone era attraccato in un punto dove in passato esisteva il molo principale e che, con l'innalzamento delle acque, ora stava su un fondale di 8 metri. Durante l' immersione percorreremo il lungo muro spartiacque disposto parallelamente alla costa, per poi, tornare indietro e visitare l'area dove esistevano alcuni edifici con pavimenti ricoperti un tempo da mosaici. Mentre Stefy decide di tuffarsi per sistemarsi meglio la muta, Roberto la precede e, dopo aver indossato il gav, si accorge di aver dimenticato le pinne in barca. Invece io preferisco indossare tutto in barca e tuffarmi con capovolta all'indietro. Mentre termino la vestizione mi accorgo di avere una ferita sanguinante sulla mano sinistra, forse fatta calando il gav di Stefy in acqua, o mentre mi vestivo. Alessandra, che resta in barca, ci fa da prezioso supporto controllandoci durante la vestizione e porgendoci torce e videocamere in acqua. Appena giunti sul fondo notiamo tanti pezzi di anfora sparpagliati tra sabbia e posidonia. Matteo, che ci fa da guida, spolverando e togliendo la sabbia in siti ben distinti ci fa vedere anfore ancora intatte ed altri pezzi interessanti. Poi, con cura, risistema i reperti in modo da celarli alla vista di altri sub che potrebbero portarli via. E' passata una decina di minuti circa quando Stefy mi fa notare che la sua FAA va in continuo. Allora stacco la sua faa dal porta boccaglio ruotandola verso il fondo in modo da interromperne il flusso. Risolto il problema di Stefy, mi accorgo che anche a me capitava la stessa cosa. Procediamo seguendo la linea guida del muro frangi acque che, nonostante l'erosione del mare, in diversi punti è ancora individuabile e costituisce l'unico riferimento di orientamento possibile, considerando che il fondale è ricoperto quasi totalmente dalla posidonia. Più avanziamo con l'esplorazione, più il sito diventa interessante. Roberto riprende tutto con la sua videocamera, Stefy è intenta a scattare fotografie, mentre io collaudo la nuova action camera Intova, anche se scritte e simboli sul display sono molto piccoli, ed essendo la prima volta che la utilizzo alcune funzioni non riesco ad attivarle intuitivamente. L'esplorazione prosegue con Matteo e Roberto avanti ed io, Stefy e Luca circa 20m.indietro che curiosiamo tra la posidonia in cerca di altre anfore. Raggiungiamo una grande ancora spagnola, disposta in posizione verticale sulle rocce. Durante il percorso Stefy, giusto per non perdere l'allenamento, trova altri occhi di S.Lucia. Dopo circa 40minuti giungiamo su un area dove un tempo sorgevano edifici portuali. Matteo ci fa notare la pavimentazione che un tempo era ricoperta da mosaici. Poi ci dirigiamo verso la barca. Durante l' intera immersione la nostra attenzione era rivolta prevalentemente alla ricerca di reperti. Non ho riscontrato presenza di pesci, se non sporadiche castagnole. Oltre alla presenza predominante di posidonia, ho rilevato spugne e spirografi. - Compagni di immersione: Matteo(guida), Stefy, Luca. Roberto Crbn - Distanza punto d'imbarco: 7 Km. - Tempo di navigazione: 15 min. - Condizioni del mare: calmo - Condizioni meteo: sereno - Vento: assente - Corrente in superficie: assente - Corrente in immersione: assente - Rif.visivi: 350 metri ad ovest dagli scavi di Nora - Problemi riscontrati: guarnizione manometro, FAA in continuo
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